Atlante dell’arte italiana

FONDAZIONE MARILENA FERRARI

 
Autore  Opera
 

Pino Musi. Luoghi del sacro
di Pino Musi

Lo spazio del sacro è un tema che da sempre accompagna il mio lavoro: o meglio, la sacralità del luogo, quella sua possibilità di essere altro rispetto all’esperienza ordinaria della vita.
Da Notre-Dame du Haut a Ronchamp di Le Corbusier alla “Caplutta” a Sumvitg di Peter Zumthor, l’architettura sacra moderna è stata il laboratorio in cui ho saggiato il punto di fusione perfetto tra architettura e fede, tra una misura che leggiamo come prevalentemente estetica e le sue motivazioni valoriali primarie ed essenziali.
Questo viaggio tra i luoghi che hanno segnato la fondazione dello spazio cristiano, la sua definizione come apparato complesso di senso in cui tutto concorre, dalla totalità al dettaglio, all’affermazione intellettuale ed emotiva della fede, è stato in questo senso illuminante.
Ho portato la sensibilità dalla cultura contemporanea in quella degli inizi. Per verificare una continuità, la trama dei mille rapporti che legano quei luoghi ai nostri: soprattutto, per cogliere quel carattere unificante che è l’altro dallo spazio trionfante di luci del rinascimento e del barocco, che è impastato di intimità e d’ombra, di meditazione e di contemplazione; che è fede individuale e consapevolezza di una comunità che tra quei muri, tra quelle immagini si riconosce.
Anche il trionfo di colori di Monreale e di Ravenna non è, alla fine, diverso dalla misura umanissima di Torcello o di Santo Stefano.
Un popolo, un popolo di credenti, costruisce la sua scala di Giacobbe, che va dalla terra al cielo e dal cielo alla terra. E lo fa costruendo, ovvero dando una dimora al sacro, al trascendente. E lo fa riempiendo quella casa di racconti e di simboli, così che tutto parli del patto tra l’uomo e Dio.
Notre Dame du Haut di Le Corbusier è il tetto – la conchiglia – e la luce. La chiesa di Mogno e la cappella del Monte Tamaro di Mario Botta sono pietre carezzate dalla mano dell’uomo, sono aperture che guardano il cielo.
Ed è lo stesso cielo metafisico degli ori siciliani e ravennati, ed è la stessa luce che si affaccia dal tetto umile e potente di Santa Maria in Cosmedin, è l’ombra di Sant’Ambrogio.
Questo ho riconosciuto nei segni del passato, le radici di una cultura che continua a vivere in noi, non per puro esercizio di memoria ma nella vita e nell’esperienza vissuta.
E ho ragionato su una radice ancor più profonda, che ha evocato in me un’espressione felicissima del grande antropologo André Leroi-Gourhan. Egli ha scritto che nei santuari paleolitici “si trova, simbolizzata da personaggi umani o animali, una certa immagine dell’ordine universale. I templi sono allo stesso tempo dei microcosmi e dei pantheon. […] L’uomo non può comprendere e padroneggiare che attraverso i simboli della creazione”.
La casa del divino e i segni umani e animali. Lo spazio sacrato e le figure narrative, gli apparati e i simboli. Tutte le case del divino, in ogni luogo e a ogni latitudine, condividono in effetti da sempre queste caratteristiche.
Ma la nostra cultura è quella greca e romana, è anche quella della regalità del divino che vive nell’oscurità potente del naós e tra le colonne alte della basilica.
Ed è quella di una luce insieme fisica e metafisica.
La mia fotografia vive di quella luce e del tempo sospeso dell’attesa, ritrovando nelle armonie e nelle dissonanze del luogo sacro l’energia per farsi scrittura.
Questo tempo reiterato, lontano da ogni suggestione gestuale di una idea di fotografia affabulata dall’attimo fuggente da “catturare” a tutti i costi, quasi come se il tempo fosse preda e il fotografo cacciatore,
si pone parallelo al tempo della meditazione, della preghiera.
È come se il luogo sacro esigesse rispetto per un tempo di elaborazione di uno stato d’animo di fede, che è poi lo stesso tempo teso e “in crescendo” che esige uno scatto fotografico cosciente.
“La forma di una cosa è come una luce, tramite la quale questa cosa è conosciuta”, si legge in Severino Boezio.La forma della chiesa cristiana è, appunto, forma per eccellenza. Perfettamente divina perché perfettamente umana.
 

Musi Pino

Abbazia di Santo Stefano, Bologna, 2011

Basilica di Santa Maria Assunta, Aquileia, 2011

Basilica di Santa Maria in Cosmedin, Roma, 2011

Basilica di Sant'Ambrogio, Milano, 2011

Basilica di Sant'Apollinare in Classe, Ravenna, 2011

Basilica di San Vitale, Ravenna, 2011

Cappella Palatina, Palermo, 2011

Cattedrale e Chiesa di Santa Fosca, Torcello, 2011

Cattedrale, Trani, 2011

Duomo, Monreale, 2011

Mausoleo di Galla Placidia, Ravenna, 2011